Immaginare le periferie al centro dell’agenda politica e amministrativa è sempre abbastanza facile a farsi in campagna elettorale. La frase “ripartire dalle periferie” l’hanno pronunciata certamente tutti i candidati di tutte le elezioni. Al momento di amministrare però queste parole difficilmente si traducono in realtà. Generalmente ci si limita a cercare un incremento degli interventi di manutenzione, nel migliore dei casi si cerca di realizzare opere di urbanizzazione, qualche volta si riesce ad aumentare di qualche corsa il sistema dei trasporti, ma il più delle volte le amministrazioni che si succedono faticano non poco ad alleviare le condizioni di disagio di coloro che vivono geograficamente lontani dal centro della città.

Ormai da almeno un paio di decenni le periferie non sono più solo geografiche, non riguardano più solo la vita dei quartieri più lontani da piazza Labriola. Sempre più spesso si parla di periferie “esistenziali”, condizioni di disagio che non hanno a che fare solo con la collocazione abitativa ma sempre più spesso con un modesto livello culturale, un lavoro non soddisfacente o la condizione di disoccupazione, un capitale sociale, in termini di relazioni umane insoddisfacente, l’incapacità di progettare e realizzare una progressione nella scala sociale. Sono tante le esistenze che si consumano nell’individualismo e nella mancanza di speranza nella possibilità di migliorare le proprie condizioni di vita.

Occuparsi di periferie per una amministrazione comunale deve necessariamente, a nostro avviso, essere un’azione progettuale che parta dalla conoscenza della realtà umana e non da pregiudizi che nulla hanno a che fare con l’analisi d’ambiente, che sia dunque un’esperienza partecipata da tutti gli attori sociali che hanno interesse, competenze, risorse, sogni e bisogni. In secondo luogo deve coinvolgere tutti gli assessorati poiché si tratta di un intervento trasversale intorno al quale ogni membro della Giunta deve sobbarcarsi una quota di responsabilità per quel che riguarda le proprie competenze e deve essere partecipe di una co-progettazione che non sia calata dall’alto ma “partecipata”. Non solo. Anche i Consiglieri comunali, senza distinzione tra maggioranza e minoranza, che hanno un rapporto diretto con gli elettori e che conoscono le istanze che provengono dalle varie zone della città, devono contribuire in maniera fattiva allo sviluppo di un pensiero complessivo capace di contenere le azioni concrete in una prospettiva condivisa.

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